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venerdì 23 aprile 2010

iHarper - n°10

Non dico che i miei genitori siano rimasti delusi quando sono nato. Ma forse si aspettavano di più dopo la visita di quell’arcangelo.

Mio padre mi chiamava affettuosamente "DNA".

Non ho bambini, ma tutti si aspettano che ne faccia uno. La mia ragazza vuole un figlio. Mia madre vuole un nipote. Il mio vicino di casa vuole un altro vicino di casa…

Tutti vorrebbero che mi riproducessi. Non lo so. Penso che ci siano modi meno compromettenti per dimostrare che non sono più vergine.

La notte non riesco a dormire, così conto le pecore. Ne manca sempre una e rimango sveglio per l’ansia.

È bello quando sognate qualcuno in un modo speciale, simile all’innamoramento. Una persona alla quale non avevate mai pensato in quella maniera prima d’ora. Il giorno dopo la vedete sotto una luce differente, siete così coinvolti, così romantici… non è male, vero? A me è capitato stanotte con Mike Tyson.

Sono sempre stato un perfezionista. Quando a scuola gli altri bambini mi picchiavano, io gridavo loro: "Non è così che si fa!".

Ci sono giorni in cui non mi diverte niente. Così metto su un dvd di Woody Allen. E scoppio a piangere.

Van Harper Classic:
Van Harper Review – n°23

lunedì 19 aprile 2010

I dialoghi improbabili del Dr. Van Harper - n°21

Quando ero piccolo avevo un cane. Si chiamava Scooter. Un giorno scomparve. In lacrime chiesi ai miei genitori che fine avesse fatto.
"Sta forse correndo felice in campagna?", domandai timidamente loro.
"No no" interruppe quell’assordante silenzio mio padre, "è morto".
Impaurito, confuso ma con ancora quegli occhi colmi d’innocente speranza che implorano una menzogna chiesi di nuovo loro:
"Non è che invece di fare una cosa così ovvia e scontata Scooter è veramente scappato per correre felice in campagna? È facile confondersi, pensi che qualcuno sia morto e invece eccolo lì che corre felice in campagna. Il caso della nonna avrebbe dovuto insegnarci a tutti qualcosa, o no?".
"No, Scooter è veramente morto. È stato investito da un camion. Col senno di poi chiamarlo Scooter non è stato di buon auspicio, figliolo".
"Grazie papà, il tuo traballante humour nero fuga ogni dubbio sul tono che avrà il tuo epitaffio. Costringendomi a buttare tutti quelli che ho già scritto, tra l’altro. Ora torniamo per un attimo a me e, nota bene, ho appena sette anni, utilizzo concetti complessi e un vocabolario articolato, ma sono ancora assolutamente in grado di bermi una bugia raccontata con un minimo di convinzione: sei proprio sicuro che Scooter non sia in campagna, al sicuro, con tutti gli altri cani e un affabile fattore che si prende cura di loro? Avere una conferma potrebbe devastare di meno il mio già fragile equilibrio. È difficile la vita per un bambino di seconda elementare che definisce Charles Dickens un ‘Dostoevskij glitterato’".
Mio padre si chinò e appoggiò le sue possenti mani sulle mie spalle. Non smise per un attimo di guardarmi negli occhi.
"Perché Scooter avrebbe dovuto fare una cosa così stupida come scappare in campagna da uno sconosciuto?".
"Perché è un cane, maledizione! E i cani fanno cose stupide. Dicono anche cose stupide. Per questo continuano ad abbaiarsi l’un l’altro. Sono critiche".
Finalmente mia madre prese la parola.
"Caro, forse dovremmo mentire al bambino. Sai, per non traumatizzarlo".
"Grazie mamma per l’empatia e per aver impartito per l’ennesima volta una lezione a questo individuo che ti ostini a farmi chiamare ‘padre’. Grazie anche per averlo detto a voce alta quando sono qui a 30 cm da te ma, ovviamente, farò finta di non aver sentito per mantenere ancora intatta l’illusione nei vostri occhi colmi d’innocente speranza, in un caso, e di miope ottusità, nell’altro".
"Dove eravamo?", chiese mio padre.
"Ci arriverai tra un po’. Allora, questo cane? Esigo risposte", chiesi a mia madre rivolgendole l’attenzione come una bussola si rivolge al nord.
"Scooter non è stato investito da un camion".
"E questo è un inizio".
"È stato ammazzato da Babbo Natale. Proprio come la nonna".

Van Harper Classic: Mr. IKeA – Parte II

mercoledì 17 marzo 2010

iHarper - n°5

L’altro giorno mi è capitato un infortunio davvero inusuale: mi sono schiacciato il dito mentre appendevo un mio autoritratto. Avreste dovuto vedere la faccia del direttore del Louvre.

Una volta, da piccolo, i miei genitori mi abbandonarono in un autogrill. Fu un’esperienza traumatica anche se, ovviamente, non lo fecero di proposito. Almeno credo. Devo ricordarmi di chiederglielo, quando torneranno.

Van Harper Classic: La coscienza di Peter – n°11